Violenza di genere: Naspi per chi è costretto a dimettersi

INPS: è possibile accedere alla NASpI, l’indennità di disoccupazione, per le vittime di violenza di genere costrette a dimettersi per tutelare la propria incolumità

Data di pubblicazione:
07 Settembre 2026
Violenza di genere: Naspi per chi è costretto a dimettersi

Le vittime di violenza di genere costrette a dimettersi per tutelare la propria incolumità possono accedere alla NASpI, l’indennità di disoccupazione.

Lo ha specificato l’INPS nel messaggio 2540/2026 del 3 agosto, col quale si evidenzia che la scelta di interrompere il rapporto di lavoro costituisce un atto di autodifesa, qualora emergano situazioni oggettive e documentate per cui le azioni subite abbiano compromesso l’equilibrio psicofisico della persona o la sua sicurezza quotidiana, come nell’ipotesi di molestie o minacce lungo il tragitto casa-lavoro che rendano impossibile raggiungere la sede lavorativa in sicurezza.

Per questa condizione viene quindi riconosciuta la disoccupazione involontaria, equiparandola alle dimissioni per giusta causa per fatto del terzo e garantendo il diritto al sostegno economico.

Su conforme parere del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, sottolinea l’INPS, deve pertanto ritenersi che il verificarsi di atti persecutori o di forme di violenza di genere nei confronti della lavoratrice e del lavoratore - ancorché provenienti da soggetti estranei all'ambiente professionale - possa, in linea di principio, integrare quella situazione di oggettiva impossibilità della prosecuzione del rapporto di lavoro che l'articolo 2119 del codice civile richiede e che può essere ritenuto presupposto necessario per l'accesso alla NASpI ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo n. 22/2015.

Da sottolineare che per i beneficiari di NASpI è prevista l’iscrizione al Sistema di Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL), la sottoscrizione del patto di servizio presso il Centro per l’Impiego territorialmente competente e l’abilitazione a utilizzare la formazione gratuita del progetto EDO – Educazione Digitale per l’Occupazione.

Ultimo aggiornamento

Lunedi 07 Settembre 2026